ANTHROPOCEANO: un maxi murale contro l’inquinamento degli oceani

Lo si può incontrare per caso oppure se ne è sentito parlare e lo si vuole ammirare con i propri occhi dal vivo. Si trova in Via Giovanni Viotti 13, nel quartiere di Lambrate a Milano, il maxi murale Anthropoceano di Federico Massa, aka Iena Cruz, inaugurato l’11 novembre 2019 in collaborazione con il progetto No Plastic More Fun di Worldrise Onlus.

Si tratta del secondo grande murale dell’artista, a tema ambientale realizzato al 90 % con la pittura Airlite: una tipologia di vernice innovativa, cosiddetta “mangia-smog”, che purifica l’aria.

In un’intervista Iena Cruz racconta che la parola Anthropoceano è stata inventata da lui stesso, ma che tra il significato da Antropocene, ossia “L‘epoca geologica attuale, in cui l’ambiente terrestre, nell’insieme delle sue caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche, viene fortemente condizionato su scala sia locale sia globale dagli effetti dell’azione umana, con particolare riferimento all’aumento delle concentrazioni di CO2 e CH4 nell’atmosfera.” (Treccani)

Il murale raffigura una piattaforma petrolifera, la cui ciminiera ricalca il profilo di un contenitore di plastica che intrappola l’ecosistema marino. Il tema della plastica risulta cruciale nel messaggio che quest’opera vuole trasmettere, proprio per ricostruire in maniera creativa il percorso che la plastica compie dalla sua origine fino all’impatto ambientale sul pianeta e anche sulle specie marine più minacciate, come squali e balene, rappresentate nella figura come vittime dell’inquinamento degli oceani.

Fertilizzanti, pesticidi, scarichi industriali, scorie nucleari, rifiuti e microplastiche sono i principali agenti inquinanti delle acque del nostro pianeta. Secondo Slow Food, si contano 300 milioni di tonnellate di plastica prodotte all’anno, di cui 8 milioni finiscono negli oceani. Dunque, lo scopo di Anthropoceano è quello di raccontare e rendere noto l’impatto dell’uomo sull’ecosistema marino e di svegliare i nostri animi, generando consapevolezza agli occhi di chi guarda l’opera.